La fotografia mi accompagna fin da bambino.
Tutto è iniziato con una Eura Ferrania e un rotolo di Ilford 120 nel silenzio della camera oscura: un mondo di tecnica e di meraviglia che oggi è diventato la radice del mio sguardo.
È lì che ho imparato a cercare il tempo sospeso e la forza espressiva del bianco e nero.
La mia ricerca vuole andare oltre l'esteriorità per esplorare quel confine evanescente dove luce e ombra si incontrano.
È una linea sottile che si intuisce senza svelarsi, in cui risuona l’armonia dei contrari di Eraclito o l’equilibrio del Tao: quel dialogo costante tra gli opposti che definisce la sostanza della realtà.
In questo punto indefinibile cerco
— nella spirale di una conchiglia, in uno sguardo, in un paesaggio
—
quell’attimo in cui l’immagine smette di essere solo una raffigurazione e diventa una soglia che invita a guardare oltre ciò che è visibile.
Dedico questo spazio al mio desiderio di completare lo scatto con il pensiero. Qui la fotografia non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso filosofico e pluridisciplinare che sento il bisogno di condividere con chi, come me, ha voglia di guardare oltre la superficie.